
Squat low bar: tecnica, esecuzione e consigli per uno squat migliore
Parlando di squat (con bilanciere), non esiste una sola tecnica valida per tutti. Lo squat low bar è però la variante più utilizzate nel powerlifting e si distingue soprattutto per la posizione più bassa del bilanciere sulla schiena. Questa variante permette di coinvolgere maggiormente la catena cinetica posteriore e, in molti casi, di gestire carichi superiori rispetto al classico squat high bar.
Attenzione: mettere semplicemente il bilanciere più in basso non significa saper fare uno squat low bar. L’efficacia del movimento nasce dall’insieme di mobilità, stabilità, coordinazione e capacità di creare tensione. In Hexagon System ASD partiamo proprio da questo principio: prima del carico viene il movimento.
La posizione del bilanciere nello squat low bar
La prima differenza evidente rispetto allo squat high bar riguarda il posizionamento del bilanciere.
Nello squat low bar il bilanciere viene appoggiato più in basso, in una zona creata dalla contrazione della parte alta e centrale della schiena. E’ necessario avvicinare le scapole al centro schiena e creare una base stabile attraverso la muscolatura dorsale e posteriore delle spalle. Il bilanciere deve quindi poggiare sulla parte posteriore delle spalle, quasi come se si “incastrasse”.
La presa delle mani sul bilanciere può variare in base alla mobilità e alle caratteristiche dell’atleta. Una presa più larga è frequente nel powerlifting, mentre una presa più stretta richiede maggiore mobilità di spalle e torace. Forzare una posizione che il proprio corpo non riesce a gestire può aumentare inutilmente le tensioni articolari.
Come per lo squat high bar, il setup deve essere stabile, ripetibile e soprattutto sostenibile.
Il setup: stabilità prima del movimento
Il concetto è semplice: bisogna creare una base solida.
I piedi vanno generalmente a una larghezza vicina a quella delle spalle, ma la cosa importate è che siano posizionati in modo da permettere equilibrio e controllo in ogni momento dello squat low bar.
Il “tripod foot”, cioè quell’appoggio del piede a terra su tallone, base dell’alluce e base del mignolo (tre punti, da cui prende il nome) rappresenta un riferimento fondamentale nella gestione del carico. Da questa base possiamo costruire la tensione necessaria per tutto il movimento. Una volta posizionato il bilanciere sulle spalle, è importante inspirare profondamente e creare una buona pressione intra-addominale. Il core deve diventare una struttura stabile capace di trasferire le forze tra parte superiore e inferiore del corpo.
A questo punto bisognerà estendere le ginocchia per sollevare il bilanciere dal rack e “uscire” facendo piccoli e stabili passi all’indietro.
Da questa fase dipende la buona riuscita dello squat: soprattutto quando il carico aumenta, ogni dettaglio del setup diventa vincolante.
La fase di discesa: anche, ginocchia e bilanciere
Nello squat low bar, e in generale in tutti gli esercizi di accosciata con un sovraccarico, la discesa deve essere perfettamente coordinata tra movimento delle anche e delle ginocchia e permettere al bilanciere di rimanere sopra il centro del piede. Le punte dei piedi possono essere leggermente aperte verso l’esterno, ma l’angolo ideale dipende dalla conformazione individuale. Anche le ginocchia devono seguire la direzione dei piedi, evitando di collassare verso l’interno.
In tal senso, per aiutare a figurare la giusta coordinazione, spesso vengono utilizzati consigli come “spingi le ginocchia verso l’esterno” oppure “spingi le anche all’indietro”: sebbene siano consigli validi, l’obiettivo non deve essere quello di spingere le ginocchia il più possibile verso l’esterno o andare con le anche sempre più all’indietro ma creare il giusto timing tra queste articolazioni.
Per quanto riguarda il tronco, durante la discesa sarà generalmente più inclinato rispetto a uno squat high bar. E’ una caratteristica della tecnica squat low bar ma, anche qui, non bisogna estremizzare questo gesto. L’obiettivo è quello di coordinare le diverse parti, mantenendo tensione muscolare e mantenendo il bilanciere stabile sopra il centro del piede.
La posizione in buca e l'equilibrio
Arrivati in “buca” (la posizione più profonda), l’obiettivo principale rimane uno: mantenere stabilità.
Il bilanciere deve continuare a trovarsi sopra il centro del piede e il corpo deve essere pronto a invertire il movimento senza perdere tensione.
Non esiste una profondità identica per ogni atleta, perché anatomia, mobilità e proporzioni corporee influenzano inevitabilmente il gesto MA… nelle competizioni bisogna rispettare delle indicazioni precise affinché il gesto venga considerato valido oppure no.
Piccola curiosità riguardo lo squat low bar: la maggiore inclinazione del busto e il maggiore coinvolgimento della catena posteriore modificano la distribuzione delle richieste articolari e quindi è richiesta meno mobilità di caviglia rispetto allo squat high bar.
Questo è anche uno dei motivi per cui nel powerlifting vengono spesso utilizzate scarpe dalla suola piatta. Anche in questo caso, però, non esiste una regola universale: la scelta deve essere coerente con la tecnica utilizzata, con le caratteristiche dell’atleta e con le specifiche della gara.
La risalita e la spinta delle anche
La fase concentrica (che nello squat coincide con la risalita) è il momento in cui bisogna trasformare tutta la tensione accumulata durante la discesa in movimento verso l’alto… insomma, si sale.
Nello squat low bar le anche hanno un ruolo fondamentale. Il punto è sempre quello di mantenere il peso idealmente proiettato perpendicolarmente sul centro del piede (rimanere in spinta) e, a tal proposito, anche il tronco deve continuare a salire insieme alle anche, mantenendo invariato l’angolo impostato durante la discesa e la buca.
Se le anche salgono troppo rapidamente mentre il busto rimane inclinato, il bilanciere può spostarsi verso le punte dei piedi (in gergo, la “schienata”) e salire diventa un’impresa. Se invece è il busto a salire troppo rapidamente rispetto alle anche, a parte rischiare di far cadere il bilanciere all’indietro, il peso si sposterà sui talloni.
Le anche hanno il compito di coordinare l’estensione dell’upper body e del lower body; la sensazione dovrebbe essere quella di un movimento coordinato in cui anche e tronco lavorano insieme e la spinta a terra passa costantemente per il centro del piede.
La sequenza dello squat low bar
- setup: avvicina le scapole al centro schiena e “incastra” il bilanciere;
- piedi: stabilizza il piede (tripod foot) e mantieni il contatto con il terreno;
- core: inspira profondamente e crea pressione prima della discesa;
- discesa: guida posteriormente le anche mantenendo il bilanciere sul centro del piede;
- buca: mantieni tensione, centro piede e allineamento delle ginocchia;
- risalita: spingi verso l’alto con anche e petto mantenendo la traiettoria.
Tecnica PRIMA del carico
Lo squat low bar è un esercizio estremamente efficace nell’allenamento della forza, ma la sua efficacia dipende da una tecnica solida.
Una buona tecnica nasce dalla capacità di creare stabilità, controllare il movimento e adattare il gesto alle caratteristiche individuali. Per questi motivi, prima di aumentare il carico, bisogna analizzare mobilità, controllo motorio, appoggio del piede e gestione delle anche.
In Hexagon System ASD lavoriamo sullo squat partendo dalle fondamenta per costruire progressivamente forza, tecnica e performance. Perché, come sempre, prima viene il movimento e poi il carico.
Se vuoi approfondire il ruolo di mobilità, stabilità e forza nel movimento, puoi leggere anche Conosci la differenza tra flessibilità, mobilità, stabilità e forza?, un contenuto utile per comprendere meglio le qualità fisiche che entrano in gioco durante uno squat.
Vuoi migliorare il tuo squat?
Se vuoi migliorare la tecnica dello squat low bar o costruire un percorso specifico per il powerlifting, il lavoro individuale può fare la differenza.
Attraverso un’analisi del movimento è possibile individuare i punti che limitano la tua esecuzione e costruire un percorso realmente personalizzato.
Hexagon System ASD propone percorsi dedicati al powerlifting, al personal training e alla preparazione atletica, con sedi a Milano e Paderno Dugnano.
L’obiettivo non è semplicemente aumentare il peso sul bilanciere, ma costruire un atleta più forte, consapevole ed efficiente. Perché migliorare la performance significa prima di tutto imparare a muoversi meglio.

