La corsa è un gesto atletico codificato, ma spesso affrontato in modo approssimativo.

Nell’immaginario collettivo viene ancora considerata una forma di movimento “semplice”, adatta a tutti e facilmente praticabile anche dagli absolute beginners senza alcun bisogno di imparare a correre. In realtà, il running è un’attività complessa che, se eseguita senza un’adeguata conoscenza tecnica del gesto, può diventare un fattore di rischio, anziché un’opportunità di benessere.

Molti si avvicinano a questa disciplina in modo impulsivo ed estemporaneo – spesso durante la pausa pranzo o con qualche uscita spot prima dell’estate per “rimettersi in forma” – senza una reale comprensione di ciò che comporta a livello articolare, posturale e metabolico. Questo approccio può portare con sé conseguenze significative, soprattutto per chi parte da condizioni fisiche non ottimali.

Sviluppo articolare, movimento e adattamento alla corsa

Uno degli errori più frequenti è pensare alla corsa come un’attività adatta a riprendere a muoversi dopo periodi di sedentarietà prolungata. Il fenomeno si è accentuato durante la recente pandemia da Covid19, periodo in cui la corsa è stata spesso l’unica attività consentita dalle restrizioni del lock-down. Bisogna considerare, però, che iniziare a correre senza un minimo di adattamento progressivo espone a stress articolari elevati, che il corpo spesso non è pronto a sostenere.

Dal punto di vista biomeccanico, correre genera impatti ripetuti, sobbalzi verticali e compressioni che coinvolgono caviglie, ginocchia, anche e colonna vertebrale. Per soggetti sedentari o in sovrappeso, l’impatto meccanico e lo sforzo cardiovascolare risultano eccessivi; dunque la corsa, in questi casi, non dovrebbe mai essere la prima attività per riprendere a muoversi.

La preparazione atletica per il running prevede, quindi, un percorso di adattamento graduale.

Si parte da una rieducazione al movimento: articolazioni come dita dei piedi, caviglie, anche e zona lombo-sacrale devono recuperare mobilità e funzionalità. Serve ristabilire l’equilibrio articolare caviglia-anca, elemento determinante non solo nella corsa ma anche in discipline tecniche come la danza.

Un altro aspetto cruciale è il riassetto del bacino: una mobilità pelvica compromessa limita l’escursione dell’arto inferiore e altera la cinetica della corsa. La spinta corretta si ottiene attivando la catena posteriore: glutei, ischiocrurali e polpacci. Correre non significa “cadere sul piede”, ma generare forza e controllo nel gesto.

Tecnica di corsa: appoggio, postura, scarpe

La tecnica è spesso trascurata, soprattutto tra i non professionisti. Esiste ancora molta confusione sull’appoggio corretto del piede. Non si corre di tallone, né di punta, e anche la celebre “rullata” di cui ci ha parlato ogni insegnante di educazione fisica a scuola è ormai un concetto superato: l’appoggio ideale è sull’avampiede, in corrispondenza della zona immediatamente posteriore alle dita. È da lì che si genera la spinta ottimale. Questa tecnica potrebbe non risultare “naturale” per chi non ha mai lavorato sulla propriocezione del piede, motivo per cui va introdotta in modo progressivo.

In questo senso, anche l’utilizzo di scarpe troppo minimaliste, senza il corretto adattamento, può portare a infortuni. La qualità della calzatura resta un elemento determinante: un prodotto inadatto può compromettere l’integrità articolare, in particolare di ginocchia e caviglie. Per i neofiti, meglio optare per una scarpa da corsa protettiva.

Un altro concetto da chiarire è la misurazione della performance: la corsa non si dovrebbe misurare in “minuti al chilometro”, ma in qualità del gesto. Una buona tecnica si riconosce da efficienza, ritmo, controllo e assenza di dolore o affaticamento anomalo. Terminare una sessione in uno stato di esaurimento fisico, ad esempio, è indice di un’esecuzione errata o di una programmazione inadeguata.

In ogni percorso di preparazione atletica per la corsa, è fondamentale prevedere esercitazioni complementari: lavori di rinforzo muscolare, mobilità e stabilità articolare.

Non basta correre: servono lenti, ripetute, progressivi, salite, lavoro posturale e lavoro muscolare. Una programmazione minima prevede due uscite di corsa e due sessioni di allenamento complementare.

competizione running

L’importanza della respirazione nella corsa

La componente respiratoria è spesso data per scontata ma, in un’attività aerobica come la corsa, la respirazione è un elemento tecnico centrale. L’allenamento atletico per la corsa, infatti, prevede anche il recupero di una respirazione efficace, coordinata con l’attività muscolare.

Un aspetto tecnico cruciale è la respirazione nasale, che rappresenta un indicatore oggettivo della capacità di gestione dello sforzo. L’obiettivo è riuscire a sostenere un ritmo in cui l’ispirazione, e possibilmente anche l’espirazione, avvengano per via nasale. Si lavora per gradi, alternando corsa e camminata, fino a stabilizzare un pattern respiratorio funzionale.

Una curiosità che molti non sanno, anche dal punto di vista del dimagrimento.

La maggior parte delle persone ignora che la perdita di massa grassa passa fisiologicamente per la via respiratoria. Per questo motivo, si dà sempre più valore a protocolli come la corsa lenta in zona 2, che migliorano l’ossidazione dei grassi e l’efficienza mitocondriale.

Corsa su strada vs trail running: approcci diversi e complementari tra le discipline

Non conta solo come si corre, né quanto, ma anche dove: l’ambiente circostante e il fondo cambiano notevolmente il gesto sportivo. Ecco perché, ad esempio, la corsa su strada è molto diversa dal trail running.

Il trail running, ossia la corsa in montagna, impone adattamenti tecnici e articolari più marcati rispetto alla corsa su strada. I terreni irregolari, così come l’alternanza di salite e discese, richiedono una maggiore capacità propriocettiva e un coinvolgimento più esteso della muscolatura stabilizzatrice.

Sebbene comporti uno stress meccanico superiore, la corsa in natura ha considerevoli effetti positivi sul piano mentale e può essere integrata come seduta di endurance, alternando tratti di camminata e corsa. Quindi, può essere utile come “lungo” settimanale, anche per chi si allena su strada, per ritrovare motivazione e piacere di correre. 

La corsa può rappresentare una risorsa potente per la salute e la performance, ma solo se affrontata con criterio tecnico e progressione individuale. L’improvvisazione porta facilmente a infortuni, squilibri e insoddisfazione.

Un allenamento atletico per la corsa ben costruito parte da un’analisi del movimento, da un adattamento progressivo delle strutture coinvolte e da un lavoro sinergico tra forza, mobilità e controllo. È solo così che si corre davvero: in modo efficace, efficiente e duraturo.

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